La coerente unità e diversità della vita

LA COERENTE UNITÀ E DIVERSITÀ DELLA VITA

ALDO SACCHETTI PRESENTA IL SUO ULTIMO LIBRO

“SCIENZA E COSCIENZA”  ARIANNA  EDITRICE  –  BOLOGNA

(ECO – anno IV – N. 3 • Dicembre 2002)

di ALDO SACCHETTI*

Già dal secolo scorso diversi fisici, epistemologi, filosofi, hanno posto in evidenza i limiti, le responsabilità, gli errori della scienza moderna, ma oggi questo non basta più. È urgente chiarire l’incompatibilità di fondo che la pone in conflitto con la vita. Chiarimento non facile da esporre in breve, anche perché implica il ricorso a concetti apparentemente paradossali, contrari all’esperienza sensibile e all’immagine macroscopica del mondo che su di essa è fondata. Nella realtà subatomica dei fenomeni elementari, al limite estremo di ogni divisibilità, gli enti fisici mostrano una natura duale, ora ondulatoria, ora corpuscolare, secondo il modo in cui noi decidiamo di osservarli. In fisica quantistica, cardine di tutte le teorie sull’interazione tra materia e radiazione, il vuoto assoluto non esiste. Come tessuto dinamico di eventi interconnessi, anche lo spazio/tempo intergalattico non è né vuoto né passivo: vi sono ovunque campi fisici, radiazioni, particelle, interazioni. Nulla è fermo perché secondo la teoria quantistica nessuna grandezza fisica può avere un valore stabile. Vi sono, tra l’altro, quelle fluttuazioni del campo elettromagnetico che Walter Nest definì “oscillazioni di punto zero”, attive anche alla temperatura dello zero assoluto (2,723 gradi Kelvin, ossia circa 273 gradi sotto lo zero della scala Celsius) dove tutte le fluttuazioni termiche si arrestano. Mi limiterò pertanto ad accennare all’essenziale unità e diversità del vivente. La biologia quantistica fa intendere la fisiologia di ogni essere (e della biosfera nel suo complesso) come unità integrata, analiticamente irriducibile. Sotteso a ciò che la tecnica può rilevare – al confine tra materia, energia e “coordinamento omeostatico” del tutto – c’è in ogni istante uno sterminato incontrollabile intreccio di processi “coerenti” (ossia dinamicamente raccordati) destinato a rimanere, malgrado ogni tentativo di descrizione microfisica, l’affascinante mistero della vita. A livello quantico energia, materia e forma sono aspetti strettamente interconnessi del medesimo ininterrotto processo morfogenetico/omeostatico. Un processo che, in condizioni fisiologiche, consente a miliardi e miliardi di macromolecole e cellule dell’individuo – già nell’embrione – di trovarsi costantemente nel posto giusto al momento giusto. La vita è un miracolo permanente che sfugge a ogni pretesa di riduzionismo. L’evoluzione “coerente” della forma è senza dubbio aspetto distintivo della biologia. Un sasso lascia modellare passivamente la sua forma dagli eventi esterni, ma la vita no: organizza attivamente i flussi di materia e di energia che fisiologicamente la alimentano. Le planarie (vermi platelminti) se tagliate a pezzi rigenerano da ciascun segmento l’intero organismo, testa compresa. Insetti e batraci offrono stupefacenti esempi di metamorfosi evolutiva coerente. Biologi e biofisici – pure ignorando l’intrinseca natura dei processi morfogenetici, così palesemente finalizzati – nella seconda metà del XX secolo (e in particolare negli ultimi due decenni) hanno attribuito un crescente rilievo all’“apoptosi”, o morte cellulare programmata. Nei vertebrati l’apoptosi controlla senza sosta il numero e la configurazione dei neuroni e degli immunociti, elimina le cellule che hanno esaurito la loro funzione (come quelle della coda del girino nella metamorfosi del rospo e della rana, o quelle che, durante lo sviluppo fetale umano, tengono ancora unite le dita della mano e del piede). Ma perché denominare “suicidio cellulare” – come prediligono scienziati materialisti – questo fenomeno ineffabile che evoca la creatività dello scultore, proprio come Michelangelo scolpì il suo Mosè? Perché ricorrere a termini funesti per descrivere la “regolazione fine e coordinata delle interazioni vitali”? Il divenire di ogni cellula e di ogni organismo è da sempre una metamorfosi, ininterrotta e globale. Ovviamente, l’approccio biochimico segmentale su cui fondano tuttora biologia, medicina, ingegneria genetica, passa in secondo piano: il “coordinamento” dei processi biologici avviene a un livello assai più profondo della molecola e perfino dell’atomo, nel dominio dell’“elettrodinamica quantistica coerente”. Le reazioni chimiche si danno tra molecole già sufficientemente vicine, alla distanza di alcuni diametri molecolari. Solo l’elettrodinamica quantistica può rendere conto dei processi istantanei a vasto raggio che governano la biologia, sostenuti da oscillazioni coerenti di alta e bassa frequenza coinvolgenti all’unisono molecole d’acqua e macromolecole vettrici di bioinformazione (come DNA, RNA, proteine). Ciò pone in evidenza i limiti dell’attuale approccio biomedico e conferisce, tra l’altro, una superiore dignità scientifica a medicine alternative come l’omeopatia. Le molecole d’acqua, molto piccole, possono costituire oltre il 98% delle particelle vibranti di una cellula e sono tutte “dipoli elettrici permanenti” in continua oscillazione. Ogni degradazione della coerenza fisiologica, così come ogni recupero omeostatico, deve necessariamente coinvolgere le vibrazioni dell’acqua. La natura oscillatoria del medicamento omeopatico (per es. l’Arnica “dinamizzata” in mille diluizioni seriali di un fattore 10, vibra con una frequenza di 9725 Hertz) spiega la sua efficacia selettiva, individuale, sulle comunicazioni elettrodinamiche coerenti che distinguono l’essere vivente. Oggi la sensibilità della vita al livello quantico è abbondantemente documentata. Il fotone è la particella costituita dalla quantità minima indivisibile dell’energia elettromagnetica. Nei bastoncelli dell’occhio umano – cellule fotoricettrici assemblate nella retina a centinaia di milioni l’una accanto all’altra come fiammiferi – l’interazione tra un singolo fotone e una molecola proteica di rodopsina produce l’attivazione di quasi mille molecole di un enzima (trasducina), con la conseguente attivazione di altre molecole enzimatiche (circa centomila al secondo per ogni fotone assorbito) in un processo a cascata di azioni e retroazioni cooperative controllate, funzionale all’acutezza della percezione luminosa.

3 fotoSacchetti MonaciBuddisti

Mi preme soprattutto rilevare che, assorbendo un fotone, la rodopsina va incontro a un cambiamento della sua configurazione molecolare, ossia della disposizione spaziale dei suoi legami interni (che sono legami elettromagnetici). Il nostro corpo è la palpitante modificazione, continua e coordinata, di un numero di legami interatomici e intermolecolari superiore a quello di tutte le stelle dell’universo. Questa composizione dinamica inscindibile e coerente tra energia, materia e forma è la manifestazione centrale della vita. Le proteine – che nell’era della dittatura genetica vengono divulgate come il “prodotto” dell’informazione codificata nel DNA – sono viceversa la necessaria interfaccia attiva tra l’informazione ereditaria e quella contingente, il veicolo principe dell’informazione cellulare “in atto” e della sua organizzazione: essenziali alla difesa della vita e per le funzioni dello stesso DNA, quanto il DNA è essenziale alla formazione delle proteine; fondamentali per la strutturazione e l’attività del sistema nervoso attraverso cui noi le descriviamo, dei recettori sensoriali con cui ci orientiamo nel mondo, del sistema immunitario che è vigile custode della nostra identità istologica. L’elettrodinamica quantistica coerente consentirà, a mio avviso, di superare la deleteria frattura secentesca tra fisica e metafisica, domini complementari della conoscenza umana. Il paradigma materialistico e utilitaristico della scienza moderna, fondato sulla ricerca del sapere come potere, base del “progresso”, sta scompaginando su scala planetaria con “progressione geometrica” gli impercettibili, incalcolabili legami sottesi alla fisiologia della vita. Tutto sembra crollare in un oceano di incoerenze fisiche, culturali, sociali, economico-politiche. Gli stessi scienziati proclamano la “fine delle certezze” ma si rifiutano di prendere atto che, più la divergenza tra potere e sapere aumenta, più l’errore diviene il marchio dell’egemonia umana. Solo una scienza nuova, consapevole del danno arrecato nell’era tecnocratica alla coerenza elettrodinamica quantistica dei legami vitali e dell’offesa alla coscienza stessa dell’uomo, potrà consentire l’approdo a una società più matura, capace di superare il pauroso abisso che si è determinato tra sviluppo materiale ed elevazione spirituale e morale dell’umanità. Le malattie degenerative di cui soffre la società contemporanea (come cancro, AIDS, Alzheimer, encefalopatie spongiformi, alterazioni sessuali fisiche e comportamentali, allergie, nevrosi, deficienze mnesiche sempre più precoci e ingravescenti) trovano puntuale riscontro nella crescente instabilità del clima e nell’alterazione degli equilibri omeostatici congiunti della biosfera, che a livello quantistico è unità indivisibile, dai fondali oceanici alla fascia stratosferica di ozono che la protegge dalle radiazioni letali. Ho cercato di documentare nel libro, capitolo per capitolo, che il problema dello sviluppo tecnocratico non si pone in termini di astratti limiti quantitativi e di sostenibilità. Il manto artificiale che – distrutto il mondo contadino – strangola la Terra e si sviluppa ogni giorno con carattere di ineluttabilità non è inerte, semplice corpo estraneo, bensì attivamente dissonante dalla coerenza vibratoria unitaria della biosfera. Sono dissonanti le miriadi di molecole di origine tecnologica che invadono con crescente intensità i protoplasmi in ogni angolo del pianeta; i rigidi legami che il vivente non può modificare (come quelli carbonio-fluoro, annodati dalla chimica industriale); i residui radioattivi prodotti dalle centrali nucleari, destinati a rimanere minacciosi anche per millenni. E dissonanti sono tanto le onde elettromagnetiche tecnogeniche da cui siamo sempre più aggrediti in ogni ora del giorno e della notte, quanto i rumori (frequenze incoerenti per definizione) generati dalla civiltà meccanizzata. Le strutture biologiche possono convertire infatti reciprocamente, al loro interno, vibrazioni meccaniche e oscillazioni elettromagnetiche. La divaricazione accelerata tra mondo virtuale e mondo reale disegna inevitabile e prossima la fine dello sviluppo, della tecnoscienza e di tutto l’evo moderno. Mi rendo conto che mettere a fuoco il dissesto planetario sotto il profilo scientifico epistemologico – denunciando la frantumazione dell’armonia invisibile sottesa a tutto ciò che vive – è radicalmente diverso rispetto all’approccio economico politico tradizionale. Le due ottiche per altro non si escludono necessariamente, ma è la prima quella che ora va illuminata in modo decisivo. Diverrà presto chiaro che la progressiva rottura dell’omeostasi planetaria non può essere risolta con gli stessi strumenti tecnici da cui è prodotta. Nei confronti delle vibrazioni coerenti della vita ci troviamo come l’orologiaio cieco, che non può percepire tutte le conseguenze infime delle proprie manipolazioni. La generale crisi economica, ecologica, sanitaria imporrà di far quadrare i conti con ciò che non può essere dominato. Le rivoluzioni politiche della modernità non hanno potuto garantire né libertà, né uguaglianza, né fraternità. Ma la nuova visione scientifica del mondo, fondata sulle forme a priori della vita date dal legame coerente che si fa carne, può generare un movimento etico unificatore, quasi religioso, di sobrietà e solidarietà capace di riscattarci. “Il comandamento nuovo – disse Ernesto Balducci – è iscritto nelle tavole di bronzo della necessità storica”.

* Medico igienista, dopo aver vinto il premio speciale “Firenze Ecologia” con il libro Sviluppo o salute: la vera alternativa (Patron, Bologna, 1981), ha scritto il saggio L’uomo antibiologico. Riconciliare società e natura (Feltrinelli, Milano, 1985, 1990, 1997). Il suo ultimo libro, Scienza e coscienza. L’armonia del vivente (Arianna Editrice), è stato pubblicato nel gennaio del 2002.

ALDO SACCHETTI

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